La biodiversità è essenziale per un’economia solida e sostenibile
Asset management
Christel Rendu de Lint, Head of Investments, approfondisce il tema della natura e della biodiversità nell’ultimo report del FT Moral Money Forum, di cui siamo orgogliosamente partner. Nell’edizione di novembre, già disponibile per il download, ci chiediamo perché dal futuro della natura dipenda il futuro delle imprese, spiegando come la grave minaccia che la perdita di natura e biodiversità comporta per l’umanità incombe anche sulle imprese e sulla finanza.
È evidente che la perdita della biodiversità è un rischio sistemico, e che gli investitori devono imparare a gestirlo. È evidente altresì che gli investitori dovranno integrare sempre più le tematiche naturali nelle loro decisioni di investimento. Per il settore dei servizi finanziari, ora la domanda che riguarda tutti è come trovare il modo migliore per farlo.
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Editorial
Una sana biodiversità è necessaria per sostenere la vita sulla terra; abbiamo, tuttavia, permesso che quest’ultima degenerasse, trasformandosi in una situazione dannosa che minaccia anche l'economia globale. I dati sulla biodiversità fanno riflettere: solo il 23 per cento delle specie e il 16 per cento degli habitat coperti dalle direttive UE sulla natura sono considerati in buona salute1, e attualmente stiamo affrontando quella che le Nazioni Unite definiscono l’«apocalisse della natura»2. Finora il cambiamento climatico è stato al centro di molti sforzi volti a gestire la pericolosa situazione ambientale e, mentre il riscaldamento globale colpisce la natura, dobbiamo ancora mettere bene a fuoco il degrado degli ecosistemi con lo stesso livello di allarme e di interventi.
L’aspetto ironico è che, mentre gran parte dell’erosione della biodiversità dinamica è dovuta allo sviluppo economico, la sua distruzione avrà un effetto boomerang sull'economia globale. In questo scenario, per poter offrire soluzioni di investimento a prova di futuro occorre tenere conto della biodiversità e del capitale naturale nel suo complesso. La perdita della biodiversità è un rischio sistemico e gli investitori devono imparare a gestirlo. Essi dovranno integrare sempre più le tematiche naturali nelle loro decisioni di investimento. Ma in che modo?
La natura come elemento costitutivo dell'economia
Provando a pensare alla natura in termini economici, il valore stimato della biodiversità è di USD 44.000 miliardi, circa il doppio del PIL degli Stati Uniti, quasi la metà di quello mondiale. La biodiversità è anche un elemento costitutivo fondamentale dell’industria e della produzione, e qualsiasi impatto sulla natura genera un effetto a cascata sull’economia globale. Lo conferma il fatto che la salute e la qualità del suolo sono fondamentali per la fertilità del terreno e la resa delle colture, eppure il degrado del suolo ha già ridotto la produttività del 23 per cento del terreno globale3. E sebbene il 70 per cento del consumo mondiale di acqua sia destinato all’agricoltura4, alcune grandi multinazionali sono già state costrette a chiudere gli stabilimenti di produzione in India e in Pakistan a causa della scarsità delle risorse idriche5.
Anche se la natura è sotto pressione, le richieste a cui è sottoposta non diminuiranno. La popolazione umana continua a crescere rapidamente, e la domanda di queste risorse sempre più scarse aumenterà6. Questa scarsità esercita una pressione sui prezzi, che potenzialmente può influire radicalmente sulle decisioni di investimento che le persone, le società e i governi prendono con l’aiuto dei gestori degli investimenti. Le risorse, e il loro prezzo, sono alla base degli investimenti e gli investitori possono prendere esempio dal modo in cui valutiamo le materie prime e applicarlo ad altre risorse naturali.
Risorse
Formalmente stabiliamo già i prezzi delle risorse naturali come se fossero materie prime, ma non è facile stabilire questo collegamento in altri ambiti (come, ad esempio, depurazione dell'acqua, aria pulita, qualità del suolo). Le Nazioni Unite hanno creato un sistema di contabilità economica ambientale che integra il contributo del capitale naturale, ma finora non è un quadro di riferimento molto utilizzato. Per comprendere realmente qual è la nostra esposizione ai rischi legati alla natura, è necessario che le aziende siano trasparenti riguardo all’intera catena del valore ed eseguano pubblicamente una mappatura dei luoghi in cui reperiscono le risorse.
Sebbene siano stati compiuti enormi progressi nell’accessibilità dei dati geospaziali con strati complessi, dalla biomassa alle specie, è ancora molto difficile effettuare una mappatura dei dati rilevanti per gli investitori con la localizzazione delle risorse della catena del valore. Spesso non è possibile determinare con precisione quali sono le attività/gli asset di produzione di un’azienda. In genere, la mappatura della catena del valore è basata sull’ipotesi che l’accesso alle risorse sarà illimitato e costante, così come il commercio reso possibile da tale accesso.
Passi promettenti
Cosa comporta, dunque, questa incertezza degli investitori rispetto alla salute della biodiversità? Negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni grossi passi in avanti, con maggiore consapevolezza da parte dei Paesi e delle aziende rispetto al ruolo della natura e della biodiversità in una prospettiva finanziaria ed economica. Come sottolinea Sarah Murray, il vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità che si è tenuto a Montréal lo scorso anno ha rappresentato una tappa importante, chiarendo che le aziende del settore privato stanno mostrando crescente interesse per la tutela della biodiversità . La conferenza si è conclusa con un accordo che prevede obblighi di rendicontazione sulla natura per le aziende. Inoltre, nel dicembre 2022 più di 190 Paesi hanno adottato il Quadro globale post-2020 in materia di biodiversità (GBF, Global Biodiversity Framework) che, tra le altre cose, mira alla conservazione del 30 per cento delle terre e dei mari dell’intero Pianeta entro il 2030.
Nel 2020, inoltre, sono state sviluppate la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030 e la Tassonomia dell’UE (con gli obiettivi 3 e 6), a conferma dell’impegno volto a proteggere la natura e a invertire la tendenza al degrado degli ecosistemi. Più in particolare, a giugno 2023 è entrato in vigore il Regolamento UE contro la deforestazione (EUDR, EU Deforestation-Free Regulation), che definisce rigorosi requisiti di due diligence per le aziende che immettono sul mercato europeo determinate materie prime – come legname, soia e prodotti derivati – o che le esportano. Infine, la Direttiva relativa alla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive), entrata in vigore a gennaio 2023, prevede che le aziende rivelino tutte le politiche relative alla biodiversità e agli ecosistemi e ad altri temi ambientali e sociali.
È evidente che le aziende non possono continuare a considerare elementi naturali, quali l’acqua e l’aria pulita, come risorse «libere»: sono limitate, e purtroppo scarseggiano sempre di più. Dobbiamo fare ulteriori progressi nel capire come dobbiamo dare un prezzo a queste risorse per garantire un’economia e una società sostenibili.
Il sondaggio di Vontobel e Financial Times sulla biodiversità
Moral Money Forum del Financial Times ha effettuato un sondaggio tra i lettori in merito alle problematiche legate alla biodiversità. Noi di Vontobel abbiamo deciso di porre ai nostri follower le stesse domande su LinkedIn e aggregare le risposte.
Fonti: Vontobel e Financial Times
Fonti
1.
https://www.wwf.eu/what_we_do/biodiversity/
2.
https://www.unep.org/news-and-stories/statements/bold-action-towards-deal-nature
3.
https://am.vontobel.com/insights/meeting-sustainability-and-investor-goals-by-supporting-biodiversity
4.
https://am.vontobel.com/insights/the-quest-for-resources
5.
https://www.theguardian.com/environment/2014/jun/18/indian-officals-coca-cola-plant-water-mehdiganj
6.
https://am.vontobel.com/insights/the-quest-for-resources