Un mondo in trasformazione richiede sovranità energetica

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In breve

  • In un mondo più instabile, gli sforzi per la sovranità energetica rafforzano l’urgenza di una transizione dei sistemi energetici.
  • L’elettrificazione basata su fonti energetiche rinnovabili è fondamentale, grazie a costi operativi inferiori, maggiore autosufficienza e minori emissioni di carbonio.
  • Tuttavia, la transizione esercita una forte pressione sull’infrastruttura esistente, con reti invecchiate che diventano veri e propri colli di bottiglia strutturali. Inoltre, dipende fortemente dai minerali critici necessari per la produzione di turbine eoliche, pannelli solari, batterie e per l’estesa rete di cavi e linee di trasmissione.
  • In definitiva, la transizione si basa su un ampio ecosistema di risorse abilitanti, soluzioni di mitigazione, nonché su capacità tecnologiche e industriali. Per gli investitori, comprendere la rete di interdipendenze a monte e a valle è fondamentale per valutare come sovranità energetica, resilienza e decarbonizzazione evolvano insieme.

In un mondo caratterizzato da una crescente volatilità, sia dal punto di vista economico sia geopolitico, l’approvvigionamento di energia e di altre materie prime strategiche diventa sempre più frammentato tra diversi poli geopolitici. Il recente intervento degli Stati Uniti in Venezuela ha mostrato come una superpotenza, in un contesto internazionale con regole meno definite e crescenti sfide legate alla scarsità energetica, possa agire quando teme che le risorse possano presto esaurirsi.

Un approccio più olistico che sta assumendo sempre maggiore rilevanza è il concetto di energy sovereignty, che mira a bilanciare sostenibilità, geopolitica e competitività. Si tratta di un’evoluzione e non di un’inversione di rotta, poiché rafforza l’urgenza di una transizione dei sistemi energetici, rendendoli non solo più efficienti e resilienti, ma anche più autonomi – riducendo la dipendenza dalle importazioni.

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Prendendo come esempio l’Unione Europea (UE), si evidenzia come l’indipendenza energetica resti una questione centrale. Secondo l’Energy Sovereignty Index del Council on Foreign Relations dell’UE, il blocco ha leggermente migliorato la propria energy sovereignty riducendo la dipendenza dal gas russo, ma è ancora in ritardo nel sostituire questi volumi con produzione energetica domestica. Pur con una forte dispersione tra i Paesi membri, il livello medio di indipendenza per l’UE rimane basso; la relativa categoria nell’indice ottiene solo 4 punti su una scala da 1 a 10.

Elettrificazione e fonti rinnovabili sono centrali

Per aumentare la sovranità energetica, è disponibile un ampio insieme di strategie consolidate e riconosciute. Tra queste rientrano, ma non solo, l’accelerazione dell’elettrificazione della vita quotidiana e dei processi industriali, l’ampliamento della quota di fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica.

Attualmente, l’elettricità rappresenta circa il 20 percento del consumo energetico globale. Secondo lo scenario Net Zero Emission della International Energy Agency (IEA), questa quota dovrebbe salire al 50 percento entro il 2050.1 Le rinnovabili sono destinate a coprire la maggior parte della domanda incrementale, grazie ai costi operativi più bassi, alla maggiore autosufficienza e alle minori emissioni di carbonio.

Tuttavia, l’elettrificazione basata sulle fonti rinnovabili comporta delle sfide. Genera infatti una notevole pressione sulle infrastrutture esistenti, le cui reti elettriche invecchiate stanno diventando veri e propri colli di bottiglia strutturali. Ad esempio, in Europa si sono registrati 8'645 casi di sovratensioni nel 2024, un aumento significativo rispetto ai soli 34 episodi del 2015, secondo quanto riportato dall’European Network of Transmission System Operators for Electricity (ENTSO-E).2 Questi picchi evidenziano l’urgenza di investimenti nelle reti, dove la sostituzione degli asset obsoleti rappresenta già una quota rilevante della spesa. Dopo un lungo periodo di sottoinvestimento, la necessità di ammodernare le infrastrutture sta diventando critica. Gli investimenti in conto capitale sono inoltre spinti dalla necessità di collegare nuove fonti rinnovabili e potenziare la rete per trasferire l’energia dai siti con condizioni favorevoli di vento e sole verso i centri di domanda. Sebbene le soluzioni di flessibilità della rete – che includono tecnologie di demand-side response come le smart grid – rappresentino attualmente una quota minore del mercato, ci si attende una crescita costante nei prossimi anni. Gli investimenti nelle reti dovrebbero superare l’incremento della domanda di energia elettrica, offrendo opportunità ai solution provider lungo tutta la catena del valore dell’infrastruttura.

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Dai barili ai pannelli

Il sistema energetico tradizionale, basato su una rete complessa di oleodotti e rotte commerciali, sta lasciando sempre più spazio alla produzione domestica di energia rinnovabile. Questo cambiamento è spinto non solo dagli sforzi per rafforzare la sovranità energetica, ma anche dal fatto che la transizione verde ha raggiunto un punto di svolta cruciale: in molti paesi, il costo dell’energia rinnovabile è sceso al di sotto di quello della nuova generazione da fonti fossili, rendendo la convenienza economica delle rinnovabili il principale motore della crescita.

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Nessun paese ha abbracciato la transizione energetica con la stessa determinazione della Cina. Con oltre il 40 percento della capacità globale di energia rinnovabile, la Cina si sta affermando come leader nel settore. Nel solo 2024, il paese ha investito più di 600 miliardi di USD in progetti di energia pulita, rafforzando ulteriormente la propria posizione dominante.3 Sebbene questa leadership abbia accelerato la transizione grazie alla riduzione dei costi e all’adozione di nuove tecnologie, ha anche generato nuove dipendenze per altri paesi – soprattutto in Occidente, dove crescono le preoccupazioni per il controllo cinese sulle catene di approvvigionamento critiche.

Le supply chain possono diventare uno strumento di grande potere

La transizione energetica dipende fortemente anche dai minerali critici, come litio, cobalto, nichel, rame e terre rare. Questi materiali sono indispensabili per la produzione di turbine eoliche, pannelli solari, batterie e per la vasta rete di cavi necessaria a un sistema elettrico a zero emissioni di carbonio. L’aumento rapido della domanda dovrebbe portare a carenze strutturali di diversi metalli critici. Nel frattempo, la produzione e la lavorazione di questi materiali sono altamente concentrate, con la Cina ancora una volta in posizione dominante. Questa concentrazione può comportare rischi geopolitici rilevanti. Man mano che i Paesi si allontanano dai combustibili fossili, rischiano di sostituire una dipendenza con un’altra. Restrizioni commerciali, divieti di esportazione e nazionalismo delle risorse stanno già emergendo come strumenti di leva geopolitica, con il potenziale di interrompere le supply chain globali e creare volatilità nei prezzi. Ad esempio, le recenti restrizioni della Cina all’esportazione di minerali critici, comprese ma non solo le terre rare, mettono in evidenza le vulnerabilità delle supply chain concentrate.

Per mitigare questi rischi, governi e aziende stanno esplorando strategie per diversificare le catene di approvvigionamento, investire nell’estrazione domestica e concentrarsi sullo sviluppo di tecnologie di riciclo. Quest’ultimo aspetto, in particolare, può affrontare le vulnerabilità delle supply chain e cogliere le opportunità legate alla crescente domanda. I metalli rappresentano un esempio di come il riciclo possa offrire una soluzione promettente: a differenza delle plastiche, i metalli possono essere riciclati senza perdere le loro proprietà, rendendoli ideali per un’economia circolare. L’ampliamento delle attività di riciclo potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza da produttori esposti a rischi geopolitici, supportando al contempo la transizione energetica. Incrementare l’offerta senza la necessità di nuove operazioni estrattive offre inoltre vantaggi in termini di emissioni, degradazione del suolo e utilizzo delle risorse idriche.

Bisogna essere in due per ballare il tango: upstream e downstream

Favorita dagli sforzi per l’energy sovereignty e dalla competitività, la transizione da un sistema energetico basato su risorse finite ed estratte, con prezzi volatili, a uno incentrato su tecnologie di generazione (dove i costi diminuiscono con l’aumentare della scala produttiva) sta accelerando. L’opportunità risiede proprio nell’ampiezza di questo cambiamento. Tuttavia, il percorso non è lineare; velocità differenti, un contesto normativo in rapida evoluzione e la geopolitica aggiungono ulteriore complessità.

In definitiva, la transizione verde non si limita all’implementazione delle energie rinnovabili; dipende da un ampio ecosistema di risorse abilitanti, tecnologie e capacità industriali. Comprendere questa rete di interdipendenze tra upstream e downstream è fondamentale per valutare come energy sovereignty, resilienza e decarbonizzazione si sviluppino insieme. Le opportunità di investimento nelle aree upstream comprendono materiali abilitanti – come l’estrazione, la lavorazione e il riciclo – fondamentali per sostenere questo cambiamento, oltre a soluzioni energetiche a basse emissioni di carbonio che garantiscono una transizione equilibrata e responsabile verso fonti energetiche sostenibili. I segmenti downstream più interessanti offrono esposizione a strategie di mitigazione, tra cui le infrastrutture per la produzione di energia pulita (dove le energie rinnovabili continuano a dominare le nuove aggiunte di capacità) insieme alla necessità cruciale di aggiornare ed espandere le reti elettriche.

Sono altrettanto fondamentali le soluzioni di efficienza energetica applicate a diversi settori. Nel settore edilizio, questo significa utilizzare materiali sostenibili, costruzioni a basso consumo energetico e sistemi avanzati per il riscaldamento, la ventilazione, il raffrescamento, l’illuminazione e il controllo. Nei trasporti, l’attenzione si concentra su alternative a basse emissioni, produzione di equipaggiamenti e tecnologie per batterie, mentre per la produzione industriale la digitalizzazione, l’automazione e i materiali funzionali sono determinanti per ridurre il consumo di energia e le emissioni di carbonio.

Investire sull’intero spettro con un approccio attivo offre l’opportunità di accelerare la transizione e partecipare ai suoi benefici.

 

 

 

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