Come giocarsi i tassi
Multi Asset Boutique
l mercati finanziari hanno accolto con ottimismo la rielezione di Donald Trump. Gli asset rischiosi, in particolare le azioni, hanno continuato il loro forte rally all’inizio di novembre, nonostante le crescenti aspettative di inflazione e le ridotte speranze di un allentamento della Federal Reserve.
Storicamente, i mercati azionari statunitensi hanno avuto la tendenza a ottenere risultati migliori sotto le amministrazioni repubblicane rispetto a quelle democratiche1. L’agenda pro-business di Trump, che comprende tagli fiscali e investimenti nelle infrastrutture, è in linea con questa tendenza, dando agli investitori motivi per rimanere ottimisti.
Tariffe: Un’arma a doppio taglio per i mercati
Se da un lato le iniziative incentrate sulla crescita da parte dell’amministrazione stimolano l’ottimismo, dall’altro presentano anche delle sfide. L’inflazione più elevata e il ridotto sostegno monetario potrebbero mettere alla prova la resilienza del mercato, ma per ora questi ostacoli sembrano gestibili. L’atteggiamento favorevole alle imprese dell’amministrazione continua a ispirare la fiducia degli investitori, gettando le basi per l’ottimismo anche in mezzo alle incertezze.
Tuttavia, il finanziamento di queste proposte di spesa presenta alcune complessità. Le tariffe – notoriamente descritte da Trump come “la parola più bella” – si stanno rivelando altamente dirompenti. Prendendo di mira importanti partner commerciali come Cina, Messico, Europa e Canada, queste misure mettono a dura prova i mercati a livello globale. Oltre a frenare il potenziale di crescita, le tariffe introducono pressioni inflazionistiche che sono più difficili da digerire per i mercati. A differenza dell’inflazione “buona” guidata dalla crescita, questa “cattiva” inflazione indotta dai dazi rappresenta una sfida significativa per gli investitori.
I rendimenti dei titoli di Stato si avvicinano al picco
L’aumento dei tassi di interesse e le aspettative di inflazione hanno creato difficoltà per gli investitori obbligazionari, ma ci sono segnali che i rendimenti dei titoli di stato potrebbero avvicinarsi al loro picco.
In primo luogo, dal punto di vista della crescita economica, la Federal Reserve ha pochi motivi per abbandonare la sua posizione espansiva. Nonostante i recenti tagli dei tassi, la politica monetaria rimane restrittiva. La crescita della moneta reale (M1) si aggira intorno ai minimi storici e indicatori più ampi, come la U.S. Wave indicano una crescita economica piuttosto debole, come mostrato nella Figura 1. Queste condizioni suggeriscono che la Fed resta impegnata in un ulteriore allentamento.
In secondo luogo, i mercati sembrano aver scontato uno scenario eccessivamente pessimistico per le obbligazioni. Gli attuali rendimenti decennali statunitensi stanno superando i livelli giustificati dai fattori storici dei rendimenti, come mostrato nella Figura 2. Guardando al futuro, le aspettative di inflazione – se il primo mandato di Trump può essere un’indicazione – potrebbero allentarsi leggermente. L’incertezza post-elettorale spesso comporta un’impennata iniziale delle aspettative di inflazione, che però tendono a diminuire man mano che le acque si calmano. Incorporando queste informazioni nel nostro modello proprietario si ottiene una previsione di rendimento a 10 anni ben al di sotto del livello attuale.
Anche se le sfide persistono, questi fattori forniscono una prospettiva costruttiva per gli investitori obbligazionari che si muovono nel panorama attuale.
Come preferiamo avere una visione costruttiva della duration
La tempistica del picco dei rendimenti dei titoli di Stato è impegnativa, soprattutto data l’incertezza che circonda le tariffe di importazione statunitensi. Mentre una tariffa generale del 10% e una tariffa del 60% sulla Cina potrebbero rappresentare i limiti massimi, la storia passata suggerisce che Donald Trump potrebbe utilizzare le tariffe come strumento di contrattazione, determinando potenzialmente livelli inferiori a quelli attualmente proposti.
Considerata questa incertezza, riteniamo che assumere una posizione definitiva a lungo termine non sia la strategia più efficace, anche con le nostre prospettive positive a medio termine. Quello che è certo, però, è che la ridotta incertezza legata alle elezioni ha contribuito a ridurre la volatilità dei titoli di Stato, come mostrato nella Figura 3. Ciò che è accaduto nel periodo post-elettorale era prevedibile, poiché la volatilità obbligazionaria storicamente si attenua nei mesi successivi al giorno delle elezioni, come mostrato in Figura 3. Alla luce di ciò, preferiamo esprimere la nostra visione positiva sulla duration attraverso le opzioni. Questo approccio ci consente di sfruttare un potenziale calo dei rendimenti nel 2025 evitando i rischi associati al tentativo di anticipare il mercato obbligazionario.
Dai un’occhiata a “U.S. elections 2024” per un’analisi dettagliata sulle elezioni americane.
Dai un’occhiata a “The Vontobel Wave – a superior business-cycle model” per scoprire di più sul nostro modello di analisi del ciclo economico.