Fixed Income 101: la liquidità

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Che cos’è la liquidità?

La liquidità è definita come la capacità di acquistare o vendere asset rapidamente, in quantità sufficiente e con un impatto minimo sui prezzi. Un emittente è considerato liquido se le sue obbligazioni sono scambiate regolarmente, attraggono un’ampia platea di acquirenti e venditori e presentano differenziali denaro-lettera contenuti. 

Nell’universo del reddito fisso, che comprende una gamma diversificata di titoli, dai titoli di Stato più liquidi e scambiati con maggiore frequenza ad aree più specializzate come il credito privato, la liquidità è particolarmente importante. La liquidità è rafforzata da un’ampia partecipazione degli investitori ai mercati secondari, che consente loro di ruotare le posizioni con costi di transazione limitati. 

Spettro indicativo della liquidità nel reddito fisso 

La liquidità non è binaria 

La liquidità è più complessa della semplice distinzione tra asset scambiati frequentemente, considerati liquidi, e asset scambiati raramente, considerati illiquidi. Un’obbligazione HY in sterline, ad esempio, può essere meno liquida di un titolo di Stato francese, ma ciò non significa che non sarà scambiata. Di fatto, alcune delle obbligazioni considerate «meno liquide» continuano a essere scambiate quotidianamente. 

La liquidità non riguarda solo la possibilità di vendere un asset, ma anche la quantità, l’orizzonte temporale e il prezzo ai quali può essere venduto. Alcune obbligazioni possono essere scambiate raramente non perché manchi la domanda, ma perché sono detenute da investitori di lungo periodo. Anche le obbligazioni scambiate meno frequentemente possono trovare acquirenti, sebbene venderle rapidamente possa richiedere una concessione sul prezzo.

La liquidità nel reddito fisso si è evoluta 

Prima della crisi finanziaria globale, le grandi banche d’investimento erano i principali market maker del reddito fisso e detenevano una liquidità significativa nei propri bilanci. Gli investitori acquistavano e vendevano obbligazioni tramite i dealer delle istituzioni finanziarie, che fornivano liquidità assumendosi al contempo il rischio. 

Dalla crisi finanziaria globale, l’aumento del costo del capitale e i requisiti regolamentari hanno reso più oneroso per le banche detenere asset. Ciò ha ridotto i bilanci dei dealer e contribuito a uno spostamento verso la negoziazione elettronica, limitando la capacità dei market maker di assumersi il rischio. Di conseguenza, la volatilità di mercato incide sempre più sulla liquidità del reddito fisso.

I fattori determinanti della liquidità

Dimensioni
  • Le obbligazioni di maggiori dimensioni attraggono in genere una domanda più ampia da parte degli investitori istituzionali e una maggiore copertura da parte dei dealer, sostenendo un mercato secondario liquido. 
Frequenza di emissione
  • Gli emittenti frequenti hanno spesso più obbligazioni in circolazione su diverse scadenze. Ciò contribuisce a creare una curva dell’emittente liquida, consentendo agli investitori di confrontare obbligazioni che possono essere pari passu con altro debito dello stesso emittente e di operare frequentemente tra le diverse scadenze. 
Rating creditizio  
  • Un rating più elevato dà in genere all’emittente accesso a una platea più ampia di investitori, in particolare quelli con mandati esclusivamente IG. Ciò contribuisce a un mercato secondario più profondo, soprattutto nelle fasi di ribasso del mercato, quando gli investitori ruotano tradizionalmente verso gli asset con rating più elevato. 
Struttura dello strumento
  • Il debito più senior dispone spesso di una platea di investitori potenziali più ampia rispetto a titoli più complessi e specializzati come gli obbligazioni Additional Tier 1 (AT1), anche se entrambe le obbligazioni provengono dallo stesso emittente. Scendendo lungo la struttura di subordinazione, man mano che il debito diventa più junior e specializzato, la liquidità si riduce generalmente.
Base di investitori e supporto dei dealer
  • Un’ampia base di investitori può migliorare la domanda sul mercato secondario qualora i gestori di portafoglio debbano ridurre una posizione o uscirne. I bookrunner di maggiori dimensioni possono contribuire a distribuire le obbligazioni in fase di emissione attraverso la propria rete di market making, sostenendo la liquidità del mercato secondario.

Perché la liquidità è importante per i gestori di portafoglio 

Nella costruzione del portafoglio riteniamo che la parte più importante della selezione degli asset sia l’analisi fondamentale dell’obbligazione e del suo emittente; tuttavia, la liquidità resta un fattore chiave per i gestori di portafoglio nel decidere se investire in un’obbligazione. Nei periodi di stress la liquidità può prosciugarsi, determinando differenziali denaro-lettera più ampi e concessioni di prezzo più consistenti. I gestori possono quindi salire lungo la curva della qualità creditizia e concentrarsi su asset scambiati con maggiore frequenza. Per prepararsi a questa eventualità, mantengono un’allocazione sufficiente di asset liquidi, che li aiuta a far fronte ai rimborsi senza essere costretti a vendere posizioni ad alta convinzione a condizioni poco interessanti. 

Per i gestori di portafoglio attivi, la liquidità influenza il dimensionamento delle posizioni. Possono sentirsi a proprio agio nel detenere un’allocazione relativamente contenuta di un’obbligazione se questa può essere negoziata in modo efficiente. Detenere una quota maggiore della stessa emissione potrebbe rendere più difficile l’uscita dalla posizione e ridurre la flessibilità. 

Il profilo di liquidità appropriato dipende anche dai periodi di detenzione e dagli orizzonti d’investimento del fondo. Una strategia che detiene investimenti a lungo termine, con finanziamenti a lungo termine, può detenere asset meno liquidi, che può prevedere di mantenere fino alla scadenza per catturare il relativo premio di illiquidità, riflesso in spread o rendimenti più elevati. Al contrario, i fondi aperti, che possono avere operatività giornaliera e registrare rimborsi regolari, richiederanno spesso un’allocazione più ampia di asset liquidi. Gli stress test supportano questo processo, aiutando i gestori a verificare se le riserve di liquidità e di cassa siano sufficienti per resistere agli shock di mercato e rimanere in linea con il mandato d’investimento. Per i gestori con più strategie, la liquidità è importante nel determinare dove detenere gli asset. Le obbligazioni meno liquide possono essere più adatte a strategie con orizzonti d’investimento più lunghi, mentre quelle più liquide possono essere più appropriate per i fondi con operatività giornaliera.  

Anche gli afflussi e i deflussi condizionano la gestione della liquidità. Afflussi consistenti possono dare ai gestori margine per impiegare il capitale in opportunità interessanti. Tuttavia, se non sono prontamente disponibili opportunità interessanti, i gestori possono detenere liquidità o investire in asset più liquidi finché il capitale non possa essere impiegato in modo efficiente. Deflussi significativi possono richiedere ai gestori di stabilire quali asset possano essere venduti senza compromettere il profilo di rischio/rendimento del portafoglio.  

A nostro avviso, la liquidità dovrebbe quindi essere considerata una componente centrale della costruzione del portafoglio. Un gestore che adotta un approccio selettivo e disciplinato può aiutare il portafoglio ad affrontare i fattori avversi del mercato e i deflussi, preservando al contempo la flessibilità necessaria per cogliere interessanti rendimenti corretti per il rischio quando se ne presentano le opportunità.

 

 

 

 

 

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